La vera Grecia: I racconti di Alfonso

I greci e la giustizia – Il colore della legge

I greci e la giustizia

Sì, lo capisco che il titolo può essere fuorviante e poi la giustizia è un tema troppo serio per essere trattato con leggerezza da uno come me, ma poiché uno come me, di riffa o di raffa, con la giustizia, con quella greca in particolare, ha avuto a che fare, allora ve la racconto come l’ho vissuta.


Partiamo male, nel senso che pur essendo ancora oggi convinto che dal punto di vista della sicurezza di beni e persone in Grecia si viva meglio che altrove – e per altrove intendo l’Italia – ad Atene, in tempi non sospetti, appena arrivato ho subito un furto in casa e, sempre per amore di verità non è stato l’unico episodio! Anzi a parità di permanenza la capitale greca ha battuto sia Milano che la vituperata Palermo, fermo restando che se vado in giro per Palermo sono preoccupato che mi freghino il portafogli mentre ad Atene giro tranquillo: i pregiudizi non sono prerogativa solo degli altri!


Bene, tornando al furto, quello che è successo dopo ha dell’incredibile, manco se avessero rapinato il caveau della Banca Nazionale: accorrere di polizia, rilievo di impronte digitali, individuazione del colpevole e processo in contumacia al quale io partecipo come parte lesa.


Intanto l’atmosfera del Palazzo.
Niente blindature e giubbotti antiproiettile, niente pistoloni e mitra in bella vista, gli edifici che ospitano il tribunale, ex Accademia Militare al centro della città da dove era partito il golpe dei colonnelli, sono immersi nel verde dove panchine, tavolini, bar e bel tempo permettono una movimentata vita all’aria aperta, prendendo il solito caffè, comprando i biglietti del locale gratta e vinci, ammirando le ragazze o i ragazzi, e questo non solo perché in Grecia il neutro non é solo un genere grammaticale, ma soprattutto perché le donne sembrano molto più aggressive e spregiudicate degli uomini.


Naturalmente e contemporaneamente gli avvocati parlano tra loro con imputati e testimoni i quali a loro volta hanno il loro bel da dirsi e nel frattempo il tempo passa in attesa dell’udienza.


Trattandosi di piccoli reati, l’atmosfera in generale é abbastanza rilassata fino a quando qualche avvocato in vena di gigionate a sproposito, non fa saltare i nervi a tutti.
Le sentenze vengono emesse all’istante da corti, composte quasi esclusivamente da donne, che si consultano facendosi paravento con gli atti del processo.


Per concludere, dopo che ho giurato e risposto alle domande rivoltemi dalla presidente, il “mio” contumace si é beccato quindici mesi di galera, se mai lo prenderanno.


Ma c’è dell’altro: un bel giorno, e dovevano essere le sette del mattino, arriva a casa un poliziotto che mi consegna una convocazione in tribunale dal giudice Tale, non sa nulla del perché e l’unica cosa che vuol sapere è se voglio un interprete.
Dico di sì per prudenza e poi passo due giorni ad arrovellarmi sul significato di quella convocazione.
E arriva il momento della verità: non si è trovato un interprete disponibile, va bene lo stesso? va bene, ma di che si tratta? di una rogatoria internazionale. Poffarbacco! mi dico anche se l’espressione usata è una parola sicula assurta a notorietà nazionale quanto meno.


Non vi sto a tediare sul contenuto (era fallita la società italiana della quale qualche anno prima ero stato responsabile della succursale greca) quello che mi fa riflettere è l’approssimazione nella quale agisce, può agire, la giustizia umana: un giudice, in Italia, vorrebbe sapere certe cose da me che risiedo in Grecia per cui si deve rivolgere al suo omologo greco ponendo, in greco, le domande che quello dovrà rivolgermi. Che il giudice greco non abbia la più pallida idea di quel che si tratti mi pare evidente per cui è anche difficile che comprenda le mie risposte, sempre in greco, che qualcuno tradurrà per passarle al giudice italiano: c’è da dubitare che se la sua domanda fosse stata che ore sono, la risposta che ha ricevuto è stata giallo!

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Autore: Alfonso Lamartina, che da alcuni anni vive a Naxos, dove, con la moglie Dolly, gestisce il B&B LA CASA DI DOLLY

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