La vera Grecia: I racconti di Alfonso

I greci e la crisi – Il nuovo vocabolario

i greci e la crisi

L’argomento è serio ma io no e quindi lo tratterò da un punto di vista originale, quello della lingua.


Mi ricordo ancora i primi viaggi in Grecia e, tra le cose che mi sono rimaste impresse nella memoria, la scoperta della sua lingua che proprio semplice non è e non era, non fosse altro per l’alfabeto ostico a noi che il liceo scientifico avevamo fatto e che tranquillamente confondevamo i caratteri greci con quelli cirillici ritenendoli ugualmente complicati se paragonati all’arabo.


Comunque con un po’ di pratica e un po’, tanta buona volontà, abbiamo imparato a dire kalimera e kalispera e a leggere psomì e krasì (pane e vino), riuscendo così a soddisfare le necessità di buona creanza e di sopravvivenza e lasciando alla vostra immaginazione il vocabolario necessario al soddisfacimento di altre primarie necessità dell’uomo e della donna, ovviamente.


I nostri figli hanno avuto meno problemi di quanti non ne avessimo avuto noi ma, a parte rare eccezioni, è normale che i figli siano più vispi dei padri, solo se parliamo di lingue, perché altrimenti non sarei così certo di questa affermazione. E adesso andiamo ai nipoti i quali in un viaggio immaginario a bordo dell’autobus che dall’aeroporto porta al Pireo, addestrati dal nonno, si affannano a cercare nelle insegne le parole krasì e psomì e si trovano invece davanti ad una sfilza quasi ininterrotta di imperiosi Enikiazete e Polite (affittasi e vendesi), da soli o in combinazione.


E sì, tutto si affitta e tutto si vende, dai negozi con enormi vetrine agli oscuri bugigattoli, dai terreni incolti alle ville, dagli appartamenti agli stabilimenti industriali e non c’è zona che si salvi perché dalla prestigiosa Glifada al popolare Pireo, chi ha qualcosa da dar via lo dà, o meglio tenta di darlo perché si vede che dopo un po’ il venditore perde le speranze e il bene viene adottato dai graffitari che ne dipingono mura e vetri trasformandolo in un discutibile oggetto di arredo urbano.


E la voglia di cambiare, chiamiamola così questa crisi che sembra non avere mai fine, pare che non risparmi nessuno perché sono in vendita quelli che sono stati ristoranti e quelli che sono stati negozi di lusso, officine meccaniche e fruttivendoli, banche e assicurazioni e qualsiasi altra attività vi possa venire in mente, almeno tra quelle che richiedono un locale per potersi svolgere perché di altre non ho certezza.


Effettivamente quella che ne viene fuori è l’immagine di un disastro perché mentre una volta, e pare che sia passato un secolo, per un negozio che chiudeva ce n’era subito un altro pronto ad aprire, adesso gli sfitti sono diventati cronici e quella che se ne ricava è l’immagine che veramente tutta la Grecia sia in vendita, e questo sarebbe il meno se non fosse che non si trovano compratori, e questo sì che sembra essere il vero problema.


Bene, torniamo al tema principale: in tutti i manuali di lingua per turisti, quelli dai quali apprendere i primi rudimenti, a parte certe espressioni desuete che fanno pensare ai viaggiatori dell’ottocento, per il resto ci si limita a psomì e krasì e derivati, ma non è forse giunto il momento di un aggiornamento inserendo anche enikiazete e polite?

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