La vera Grecia: I racconti di Alfonso

I greci e la burocrazia: figlio di…

I greci e la burocrazia

No, non è una imprecazione, anche se non ne mancherebbero i motivi, i puntini vanno sostituiti col nome del padre, come è necessario fare in tutti i documenti, in tutte le dichiarazioni, in tutte le richieste alla pubblica amministrazione e non, visto che anche sul libretto della banca compare il figlio di…


Certo i cognomi, per non parlare dei nomi, sono ripetitivi per cui quello di riportare il nome del padre può servire ad evitare confusioni ed equivoci, ma tenendo conto di come vengono dati i nomi ai nascituri c’è da stare accorti.


Del battesimo penso che ve ne abbia parlato in altre occasioni ma, come si dice repetita iuvant, almeno finché non stufant, e allora ripetiamo: ufficialmente il nome al neonato viene dato al momento del battesimo, e qui battezzare è la norma, e fino a quel momento per scaramanzia quel nome non viene adoperato; le regole per stabilire il nome, con le dovute eccezioni, sono semplici, al primo maschietto quello del nonno paterno e alla prima femminuccia quello della nonna, sempre paterna; all’atto del battesimo è al padrino che il celebrante chiede che nome imporre al bambino il quale, da quel momento, potrà essere chiamato Mikalis o Katerina come tutti sapevano che si sarebbe chiamato.


Il bambino inizia la sua lunga vita che sarà costellata da tante cose belle, almeno lo speriamo per lui, ma che dovrà fare i conti continuamente con timbri e bolli, alcuni mi dicono in quantità minori rispetto ad altri posti più vicini ai miei lettori, ma io che questa esperienza l’ho fatta solo in Grecia mi sento di dire che anche qui non scherzano.


Il battesimo l’ho avuto quando sono arrivato per lavorare: mi serviva il permesso di soggiorno per avere il quale occorreva passare una visita medica per fare la quale occorreva il permesso di soggiorno, sì vi sembrerà strano ma così è stato e col mio avvocato abbiamo passato una intera mattinata a correre da un ufficio all’altro prima di venire a capo dell’imbroglio, la soluzione è stata che qualcuno ha chiuso un occhio e il meccanismo si è sboccato.


Se state pensando che la chiusura dell’occhio sia stata facilitata la mia personale esperienza mi dice che pur avendo sentito sempre dire che è prassi normale, e probabilmente è vero, io nelle innumerevoli pratiche che per vari motivi ho dovuto sbrigare, non sono mai stato obbligato a versare oboli non dovuti senza per questo subire ritardi o angherie.

I greci e la burocrazia
I greci e la burocrazia


Ecco, quello di correre da un ufficio all’altro, da uno sportello all’altro quando anche qui i servizi sono informatizzati è forse una cosa che potrebbero risparmiarci, ma si sa che ogni ente, ogni istituzione, ha come obiettivo primario quello della sua sopravvivenza per cui guai a mettere in pratica provvedimenti che potrebbero giustificare una diminuzione di importanza dello stesso e di numero dei suoi dipendenti e la cosa ha funzionato così fino a quando la crisi ha costretto tutti, o quasi, a rivedere i conti.


Se poi vi sono sembrato troppo polemico, e il perché lo sia ve lo spiego anche, posso essere anche d’accordo con voi…vi ho parlato della visita medica ma non vi ho detto come si è svolta: una schiera di dottoresse, cinque per l’esattezza, che con una lente di ingrandimento professionale, quelle da venti e passa centimetri di diametro, mi hanno esplorato gli attributi con annessi e connessi (a me, sì a me hanno fatto questo affronto) come se a occhio nudo non si vedesse niente!

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Autore: Alfonso Lamartina, che da alcuni anni vive a Naxos, dove, con la moglie Dolly, gestisce il B&B LA CASA DI DOLLY

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