La vera Grecia: I racconti di Alfonso

I Greci e il tempo: l’orologio, questo sconosciuto

Io l’ho scoperto per caso.

Ero appena stato trasferito in Grecia, vivevo in un albergo nel centro di Atene e una domenica mattina, intorno alle 6, mi sono avviato verso l’aeroporto per andare a Creta e a Kolonaki, il quartiere chic della città, le strade erano piene di gente e bar e caffetterie traboccavano di clienti come se fosse mezzogiorno.


Non ho capito cosa fosse successo, pensavo di aver sbagliato giorno e ora e non era così, ma lo avrei capito abbastanza presto, quando gli amici greci, quelli a cui affidavo i lavori in tutta la Grecia, hanno cominciato ad invitarmi la sera per andare per ristoranti e club.


Passo a prenderti alla 11” di sera ovviamente, e prima di mezzanotte non si vedeva nessuno, e “che vuoi fare adesso?” ed erano le 5 del mattino! E io che per una vita avevo tirato tardi solo per Capodanno mi sono ritrovato a fare Capodanno una sera sì e l’altra pure, ma pazienza, per la pagnotta si fa questo ed altro.

i greci e il tempo, l'orologio
Una taverna ad iraklia, i greci e l’orologio


A proposito di orari cade a fagiolo un episodio di qualche anno fa, quando ci occupavamo di ristorazione. Squilla il telefono del nostro ristorante e risponde mia figlia che prende la prenotazione di un tavolo per dieci persone. Visto che la conversazione avviene in greco deduco lapalissianamente che di un cliente greco deve trattarsi e, di conseguenza, rimango perplesso quando la soprannominata figlia chiede “per che ora”, ignorando quella che è una regola fondamentale nei rapporti col cliente autoctono che vuole andare a mangiare: quando prenota un tavolo è per sempre, dal momento in cui si accetta la prenotazione al momento in cui l’ultimo membro della compagnia di chi ha prenotato decide di lasciarlo libero.


L’idea che “nel frattempo”, prima che il cliente arrivi, tu possa pensare di adoperare quello stesso tavolo per un altro cliente è assolutamente da non prendere in considerazione, anche perché l’eventuale occupante seguirà la stessa logica, dal momento che si è seduto il tavolo è suo e basta, per sempre.


Sì, lo so che da qualche altra parte non è così, che nella mitica Milano addirittura ti sollecitano più o meno educatamente a levare le tende, a sollevare le chiappe, una volta che hai inghiottito l’ultimo boccone, ma qui siamo in Grecia e non è così che funzionano le cose, anche perché sull’ultimo boccone non si può mai dire nulla visto che allo stesso commensale dopo un paio d’ore che sta a tavola potrebbe venire lo sfizio, dopo il tiramisù, di prendere una bruschetta al pesto siciliano, tanto per fare pubblicità ad una creazione della Mia Signora, senza escludere l’amico di passaggio invitato al volo che, col menu del ristorante alla mano, ti costringe, si fa per dire, a ricominciare da zero.

Io e Giovanna Tamburrino ad Aegina, senza pensare al tempo 😉


Con queste considerazioni appare allora del tutto evidente lo sgomento del nostro cliente quando si è sentito rivolgere la domanda “per che ora” e quindi non deve meravigliare nemmeno la sua risposta: “fra 40 minuti!”.
Per chi conosce il sistema metrico temporale locale, sa che ci sono solo due risposte possibili alle domande indiscrete sul quando: se pende leptà, fra cinque minuti, che in realtà si traduce più propriamente in non prima di un’ora oppure l’altra risposta tipica è se mia ora, che nulla ha a che vedere con l’ora intesa come unità di tempo universalmente accettata, ma che pur tuttavia vuol dire che manterrai certamente l’impegno anche se non puoi garantire il quando.


Il nostro signore non solo era rimasto sconvolto dalla domanda, ma non aveva nemmeno la più pallida idea di quando si sarebbe presentato con la sua comitiva e allora congruente mi pare la sua incongruente risposta, quella dei quaranta minuti, che voleva semplicemente essere un atto di mera cortesia e non certo una indicazione temporale, tant’è che i commensali sono cominciati ad arrivare, alla spicciolata, due ore e mezza dopo il tempo che i quaranta minuti ci avrebbero portato a prevedere se avessimo vissuto invano tanti anni nella terra degli Dei.


Per concludere, il rapporto dei greci con l’orologio é molto approssimativo; gli appuntamenti, anche di lavoro, si danno per il mattino, il che vuol dire approssimativamente entro le due del pomeriggio, o per il pomeriggio la cui fine è indeterminata.
Impegni ed appuntamenti presi per “domani” debbono essere considerati tenendo bene a mente, come dice il poeta, che del domani non v’é certezza; più che come impegni e appuntamenti debbono essere intesi come vaghi desideri a che in un futuro, forse prossimo ma non è detto, l’evento possa avverarsi.


Se per avventura poi si dovesse parlare di “dopodomani” allora, affari o amori che siano, è meglio metterci una pietra sopra e cercarsi un altro partner.


Autore: Alfonso Lamartina, che da alcuni anni vive a Naxos, dove, con la moglie Dolly, gestisce il B&B LA CASA DI DOLLY

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2 commenti su “I Greci e il tempo: l’orologio, questo sconosciuto

  1. Franco Sacco

    Domani, domani……

  2. Ho sposato un greco..e da..40 anni.vado e vengo…il tempo?..come lo si intende nel controllare continuamente l’orologio?..no..non esiste per i greci e….beata terra mia…Naxos. bellissima..come tutte le perle dell’Egeo..

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